
Il ritratto drammatico è un territorio che frequento con estrema cautela. Esiste sempre il rischio che un’immagine intensa possa essere fraintesa o, peggio, percepita come una celebrazione della sofferenza. È un tema su cui rifletto da tempo e che ha attraversato diverse tappe del mio percorso fotografico: come rappresentare la fragilità senza cadere nel compiacimento?
In questo caso, la risposta è arrivata dalla straordinaria competenza di Alice. La sua formazione teatrale le permette una gestione consapevole e profonda della mimica e dell’emozione, permettendoci di esplorare questo confine con onestà. Grazie alla sua capacità attoriale, lo scatto si spoglia di ogni ambiguità per diventare pura interpretazione.
In questa immagine non c’è spazio per la sensualità. Il nudo è una spogliazione necessaria, una metafora della vulnerabilità umana. Il mio intento resta compassionevole: ho cercato di evocare l’archetipo della Mater Dolorosa o della Madonna Addolorata, riferimenti dell'arte classica dove il dolore è una condizione universale che invita all'empatia.
So bene che la fotografia è un linguaggio aperto e che ogni osservatore vi rifletterà le proprie convinzioni o paure. Eppure, in questo lavoro di sintesi tra fotografia e teatro, vedo soprattutto un tributo alla dignità della fragilità, accarezzata da una luce morbida che descrive il volto e il corpo senza mai violarne l'intimità.
Scopri le * fotografie di backstage nel Diario 2018.
Concept e fotografie © 2018 Alessandro Tintori
Soggetto Alice Viganò
Trucco e acconciatura Chiara Cultraro
Backstage Riccardo Berni, Claudio Gioffrè
Assistenti Riccardo Berni, Claudio Gioffrè
Codice archivio 834.069