All'inizio dell'estate del 2007, Raffaella — modella e attrice svizzera — mi contattò per documentare la sua prima maternità. Nonostante la sua evidente esperienza sul set rendesse tutto apparentemente semplice, per me quella collaborazione rappresentava una sfida insidiosa. Non avevo mai affrontato il genere della gravidanza, un ambito che possiede codici visivi propri e richiede uno studio attento dei volumi del corpo umano in un momento di trasformazione così radicale. Raffaella, tuttavia, cercava uno sguardo che si discostasse dai canoni abituali e accettò con fiducia il rischio della mia inesperienza nel genere.
C'era poi una seconda incognita, più sottile: Raffaella, per vocazione e mestiere, aveva una percezione estremamente precisa delle proprie forme, che in quel momento stavano mutando profondamente. Mi chiedevo come avrebbe reagito nel vedersi ritratta in una veste così inedita. Con il prezioso supporto di Anna per il trucco e l'acconciatura, preparai il set con cura, cercando di tradurre quell'attesa in una forma che fosse rispettosa e al contempo autoriale.
La fotografia che apre questo portfolio introduce il concetto di mise en abyme. In araldica, questo termine indica uno stemma posto al centro di uno più grande; in fotografia, diventa un gioco di specchi narrativo. Raffaella tiene in mano una Polaroid che la ritrae nella stessa posa: è un richiamo ai tempi dell'analogico, quando l'istantanea serviva a verificare l'assetto del set prima di fotografare con la pellicola, ma è anche una riflessione sul tempo e sul "contenere" (la foto contiene l'immagine, così come lei contiene la vita).
Questo portfolio rappresenta il mio primo vero approccio alla tecnica digitale per un progetto fine art. Fu un passaggio reso possibile dalla qualità che la stampa bianco e nero digitale aveva finalmente raggiunto, permettendomi di mantenere il rigore estetico a cui ero abituato con i sali d'argento.
Ancora oggi seguo il percorso di Raffaella attraverso i social network. Vedere suo figlio Riccardo, ormai uomo, mi restituisce il senso più profondo di questo lavoro: la capacità della fotografia di fermare un istante di mutamento rendendolo perenne.
Scopri le fotografie di backstage nel Diario 2007.
Idea e fotografie © 2007 Alessandro Tintori
Soggetto Raffaella Zorzoli
Trucco Anna
Assistente e backstage Daniela Sozzi
Codice archivio 463