L'idea di questo portfolio è nata osservando la struttura atletica di Ilaria, ma ho atteso molto prima di proporle il set; sapevo che non aveva mai posato e non volevo che la mia richiesta fosse inopportuna. Quando finalmente ne abbiamo parlato, condividendo lo storyboard e le pose immaginate, le ho lasciato tutto il tempo necessario perché la scelta di partecipare fosse consapevole e serena. È passato più di un anno tra l'idea e la realizzazione del lavoro.
Per preservare l'intimità del set e mettere Ilaria a proprio agio, ho scelto di lavorare senza assistenti o truccatrici. Fondamentale è stata la presenza di sua sorella Cristina: il loro legame profondo ha creato un'atmosfera di fiducia indispensabile. Cristina non è stata solo una figura di supporto, ma una collaboratrice attiva, curando con dedizione l'applicazione dell'olio sul corpo di Ilaria per mantenere quella lucentezza della pelle che la luce radente doveva esaltare.
Sotto il profilo tecnico, questo progetto mi ha imposto di riconsiderare le mie intenzioni iniziali. Spesso nel nudo fine art ricorro al bianco e nero per astrazione, per eliminare la distrazione cromatica e permettere allo spettatore di concentrarsi puramente sulla forma. In questo set, però, la conversione monocromatica appiattiva la scena e sottraeva forza alla realtà. La pelle di Ilaria presentava una gamma di toni caldi e bronzei che creavano un contrasto cromatico naturale con le ombre profonde del set.
Mantenere il colore mi ha permesso di sfruttare la saturazione come elemento di volume: dove la luce colpiva l'olio, il riflesso non era solo bianco, ma una transizione di ocra e terra di Siena. Rinunciare al colore avrebbe significato perdere la "materia" della pelle. Il bronzo restituiva una sensazione di calore e vitalità che rendeva il corpo quasi metallico, una caratteristica essenziale per esaltare la muscolatura atletica senza renderla fredda o statica come il marmo. È stata una lezione di umiltà: a volte il progetto grafico che ho in testa si rivela inadeguato una volta realizzato.
Anche l'editing è stato un esercizio di rigore. Abbiamo valutato a lungo insieme se inserire una versione più esplicita della prima fotografia, ma abbiamo scelto di scartarla: risultava troppo sensuale, rischiando di incrinare la coerenza narrativa dell'intero portfolio. La forza di questo lavoro risiede invece nell'equilibrio formale, culminando in un'ultima immagine nata fuori programma. È lo scatto che più mi soddisfa e conferma come un’accurata pianificazione non sia un limite, ma lasci spazio a un’improvvisazione condivisa.
Per un lavoro così tattile e vibrante, per esaltare l'effetto "metallico" e la profondità dei toni bronzei, la scelta ideale del supporto finale per la stampa fine art ricade su una carta Baryta o una Fine Art Pearl. Questi supporti, caratterizzati da una leggera lucentezza setosa, permettono ai bianchi di risplendere nei punti di massima riflessione dell'olio, mantenendo al contempo una densità dei neri molto elevata.
Ringrazio Ilaria per il coraggio della sua prima volta davanti all'obiettivo e Cristina per la preziosa e discreta collaborazione.
Concept e fotografie © 2014 Alessandro Tintori
Soggetto Ilaria Carluccio
Assistente Cristina Carluccio
Codice archivio 651